EXUVIAE

scritture da Stefano Calosso

Archivio per la categoria ‘Quaderno di campagna’

QUADERNO DI CAMPAGNA – #2

Pubblicato da Stefano Calosso su Mercoledì, 5 Settembre 2007

Le piante di girasole sono completamente secche. I petali, staccatisi dalla corolla, vengono spazzati dal vento. Con un lungo stelo ed il capo chino sono migliaia di persone ordinate, ben diserbate, al loro posto. I pochi semi rimasti loro sono un lauto pasto per i piccioni. Sono arrivati dalla città, a gruppi ogni giorno più numerosi. Si sono appoggiati sul capo ormai definitivamente reclinato delle piante e hanno cominciato a becchettare. Lentamente.
Questa mattina ho visto la trebbiatrice entrare nel campo, un rombo sordo di motore. Ha falciato ogni pianta con cura, ha trebbiato ogni seme e lo ha riposto nel suo enorme ventre. I piccioni si sono sollevati tutti insieme in frullo d’ali e hanno raggiunto i cavi elettrici: uno a fianco all’altro osservano l’andirivieni del bestione di metallo.
Adesso la trebbiatrice non c’è più: i piccioni lentamente, a piccoli gruppi, scendono di nuovo a terra, tra le piante triturate. Da lontano vedo i loro corpi come punti grigi brulicare d’intorno. E il pulsare intermittente dei loro capini: su e giù, su e giù…. (Trebbiatura) (05.09.07)

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QUADERNO DI CAMPAGNA – #1

Pubblicato da Stefano Calosso su Domenica, 26 Agosto 2007

La rugiada si impasta con il mosto secco sulle leve di comando del cingolo, imbrattandomi le mani già durante l’accensione.
I ragazzi arrivano quasi subito, appoggiano le loro biciclette accanto al muretto del cortile. Mi vengono incontro per ricevere cesta e forbici. Sono il doppio del necessario e buona parte di loro si tiene leggermente discosta, con gli occhi piantati per terra. Mio padre fa il possibile per comprendere il loro italiano stentato e imbastardito con il francese: parla con due o tre per volta – i ragazzi si interrompono l’un l’altro, pronunciano lunghe frasi in arabo tra di loro mentre altri ne approfittano per imporsi all’attenzione. Trattano su tutto: un euro in meno all’ora per cinque ragazzi in più che faremo lavorare. Mio padre rinuncia ad imporre prima il suo tono di voce, poi quello che era l’evidenza dei fatti: il lavoro che avevamo da fare e il numero di persone necessarie. I nostri ragazzi indugiano ancora un poco, qualcuno spegne in terra una sigaretta, altri che si cambiano scarpe ed indumenti: poi prendono piano per i filari, dietro al cingolino ciondolante. Gli altri si spargono per il cortile, alle biciclette. Qualcuno sembra interessato ai pomodori ma è subito scoraggiato dalla sagoma dello zio che svetta severa tra le piante, sentinella a guardia di perini, ciliegini e cuori di bue. Saranno di nuovo qui, domani. Con volti, vestiti, biciclette ogni giorno diversi, saranno sempre loro a riattizzare la mia vergogna. (Vendemmia) (25.08.2007)

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