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scritture da Stefano Calosso

Archivio per la categoria ‘Sonetti Anarchici’

[SONETTI ANARCHICI] – V

Pubblicato da Stefano Calosso su Venerdì, 28 Marzo 2008

Quante volte sono stato scambiato
Per uno di loro, tra le rapaci
Strettoie di questo supermercato
Quante volte ho fronteggiato le audaci
Signorine alla cassa, ho stretto il fiato
Nel ricevere il resto e lo scontrino
Fiscale ed incamminandomi a lato
Della gente mi sono chiesto fino
A che punto ci si possa smarrire
Tra i cartoni, in quest’allucinazione
Collettiva. tu tienimi le mani
E poi chiedimi ancora di salire
Fin qui – non mi domandare ragione
Di niente. ci sarà il sole, domani.

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[SONETTI ANARCHICI] – IV

Pubblicato da Stefano Calosso su Sabato, 24 Novembre 2007

Non è importante che cosa io pensi
Del totem. anche il mio sguardo sorretto
Dal nulla sale all’altare alto e stretto
Del mercato, diventa in tutti i sensi
Un giuramento di fede agl’immensi
Muraglioni del lavoro. un insetto
Volato dentro la stanza, costretto
A ellissi sui muri o fermo su intensi
Battiti d’ali tra vetro e tendina,
Agisce alla medesima maniera.
E siamo tutti attraversati come
Da una forza cieca e ogni mattina
Parliamo come se fosse già sera
E ci dimentichiamo d’aver nome.

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[SONETTI ANARCHICI] – III

Pubblicato da Stefano Calosso su Mercoledì, 26 Settembre 2007

Indosso il mio anarchismo come il saio
Il monaco, ed il suo segno deciso
Nel passo e dentro agl’occhi porto inciso:
Pulsa coi colpi d’un fabbro ferraio,
Con le pupille nitide d’un baio
Fiero, al laccio ombroso, che viene ucciso
In piena corsa e il suo fiato reciso
Abbandona la morsa sull’acciaio.
Tu mi chiami e chiamandomi ti volti,
Mi guardi un attimo e poi nuovamente
La strada, mi chiedi che cosa penso
Di te – oh se non ci fossi tu che ascolti
Quest’acque fluire nella mia mente
E che, dentro te, ne racchiudi il senso…

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[SONETTI ANARCHICI] – II

Pubblicato da Stefano Calosso su Lunedì, 20 Agosto 2007

T’accorgi dell’inganno mal celato
Della rappresentazione del tempo
Come retta in salita (che lasciato
Il punto d’origine esce dal campo
Suo d’esistenza) quando col fiato
Rotto dalla corsa – tu appena in tempo -
Spingi il pesante portone vetrato
Del palazzone: s’agitano in campo
Medio le mani della gente prima
E dopo il segno di quel limitare,
Disperse in sempre identici solfeggi.
L’Opera del Futuro e la sua Cima
Perpetuano quel moto lineare,
Il sempiterno andare delle greggi.

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[SONETTI ANARCHICI] – I

Pubblicato da Stefano Calosso su Sabato, 4 Agosto 2007

Se per caso da qui passar vedrai
Tra i tetti lo stormo compatto nero
Dell’azioni che, mentre distratto ero
In mezzo alla gente, di mano lasciai
Cadere; tenta una fotografia
In controluce! Che lo specchio allampi
L’ultime loro sfrecciate e che stampi
Sulla celluloide la mia afasia –
Questi aborti di possibilità.
Resta fuori ancora un minuto e guarda
Come nessuno s’accorge di nulla…
In un solo gesto sta la Città:
Nell’innocenza d’un bus che ritarda
(E uno sfregare di passi lo culla).

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