EXUVIAE

scritture da Stefano Calosso

[TEOGONIA] 1.2.1.1 – NON ESISTONO CONFINI

Pubblicato da Stefano Calosso su Venerdì, 19 Ottobre 2007

Il silenzio sgocciola nei corridoi videosorvegliati. Le file di sedie per l’attesa si susseguono sempre uguali. L’infermiera è una macchia bianca e sfocata che entra ed esce ripetutamente dalla porta, nell’angolo alto dello schermo.
Il silenzio sgocciola nei corridoi videosorvegliati. Le donne di servizio hanno lo sguardo triste, pennellano i pavimenti con gesti monotoni e maniacalmente identici. L’orologio a cristalli liquidi in sovrimpressione sostituisce nove con zero, all’improvviso. L’infermiera è una macchia bianca e sfocata che entra ed esce ripetutamente dalla porta, nell’angolo alto dello schermo. Le dottoresse si sorridono davanti ai distributori automatici, tengono in mano bicchieri di plastica un poco deformati per il calore, una bevanda calda è contenuta al loro interno. Le dottoresse si sorridono davanti ai distributori automatici, portano il camice sbottonato per intero e anelli d’oro alle dita. Le file di sedie per l’attesa si susseguono sempre uguali, illuminate dai neon. Decine di campi elettromagnetici si incrociano e si sovrappongono nello spazio - a intervalli di frequenza diversi si diffondono nei corridoi, nelle stanze, attraversano le pareti. Non esistono confini.
L’alone azzurrino e pietoso del video riscalda la solitudine nelle stanze disinfettate, accudite dalla scienza. Il silenzio sgocciola nei corridoi videosorvegliati.

9 Risposte a “[TEOGONIA] 1.2.1.1 – NON ESISTONO CONFINI”

  1. carlabariffi detto

    prende consistenza quel
    silenzio che sgocciola nei corridoi…

  2. Gaja detto

    Nulla di così fluido come questo sgocciolamento è stato mai tanto solido, tanto concreto.

  3. Grazie Carla e grazie Gaja… vedo che percepite entrambe “concretezza” nel testo. Mi fa piacere, vuol dire che, in qualche modo, queste parole “lavorano”.
    Vi abbraccio, a presto…

  4. Ueuè detto

    Qui la telecamera entra nel cuore delle piccole cose e produce iperrealismo.

  5. “Il silenzio sgocciola nei corridoi videosorvegliati” riassume la precarietà e l’angoscia bergmaniana dell’esistenza malata.
    Complimenti
    Enrico

  6. Gaja detto

    Lavorano, eccome, Stefano. Aggiungo anche che mi trovo più che d’accordo con Ueuè e con Enrico Cerquiglini. Ho avuto la stessa loro impressione: l’iperrealismo, il neon che plastifica tutto, l’angoscia di Bergman. Impressionante e concreto come uno schiaffo improvviso, o una stretta allo stomaco.

  7. @ Ueuè, Enrico e Gaja
    grazie di cuore per le vostre parole. L’iperrealismo è effettivamente uno degli effetti che mi ripropongo di ottenere, nei miei testi, dilatere tempi e spazi, saturare le luci o allungare le prospettive per portare una situazione alle sue conseguenze estreme e da lì distillarne il senso, grosso modo lo stesso procedimento che in una reazione chimica porta alla formazione di un composto.
    L’angoscia di Bergman è un’osservazione sottile: si tratta di una tensione acuta ma che si realizza nei sottintesi del testo, nel silenzio di Dio o nella sensazione di abbandono implicita nella descrizione degli ambienti. Disumanizzati o non più abitati da uomini?

    Grazie ancora, davvero…

  8. carlabariffi detto

    ps,
    ma quanto sgocciola questo silenzio?
    ;-)

  9. sgocciola…
    :-)

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