Pubblicato da Stefano Calosso su Mercoledì, 29 Agosto 2007
Alessandria 30 settembre 2001 da dove
In più traborda il significato (“Mister Over
Ti confonde”); da dove tiri il filo del passato
Che cade? chiude il tempo e cede, tua lotta
Per un respiro, che manca fino a scomparire
A non seguitare. o chiare! non capitano
Queste distanze come su di un quadro
Di terra l’angolosa ghiacciaia – sferzare –
Lo schiocco (e quello sforzo fiorito ora dice
Di sì… si china: immobile cresce invincibile,
E si traduce come le stagioni, solo pensare
Equivale a negarsi). non capitano, radicano
A priori e ti costringono il corpo, quanto
Abbastanza per servire l’Ordine, l’asfissia.
Questo post è stato pubblicato il Mercoledì, 29 Agosto 2007 a 8:15 am ed è archiviato in EXUVIAE, Poesie, Trittico alessandrino.
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carla detto
intensa l’ultima terzina,
accettare un’esistenza…
si vede il campo, le radici che costringono il corpo,
si sente la fatica, la mancanza d’aria…
ciao
carla detto
e lo schiocco…
quello schiocco di un pensiero nella vita
che fiorisce
Stefano detto
Ciao Carla,
grazie per essere passata!
A presto.
mario detto
io resto ammirato, veramente bellissimi versi, per tornare ad un’antica questione io accompagnerei i versi ad un’immagine, perché sia più facile staccarsi e farsi trasportare, per arrendersi completamente. Comunque grazie, mi hai fatto un gran bene. Mario
Stefano detto
@ Mario
Riguardo alla vecchia questione: credo che l’accompagnare i versi ad un’immagine sia una “tecnica” di derivazione giornalistica, ad hoc per attirare l’attenzione del lettore di un quotidiano o di una rivista sul suo articolo. In linea teorica non ho nulla in contrario: Brecht è stato in qualche modo il fondatore del genere, con una raccolta dell’immediato dopoguerra in cui affidava ai versi il compito di commentare foto di orrori bellici. Oggi, d’altro canto, il linguaggio dei media è eminentemente visuale, difficile sottrarvisi: Krauspenhaar su LPELS ne ha fatto addirittura una categoria di post.
Esiste, lo si voglia o no, un gerarchia dei nostri cinque sensi. Non chiedermi la classifica completa, non è questo il problema. Il problema è che la vista vince su tutti. Una poesia, a fianco sopra o sotto un’immagine, sia pure Dante o Montale, diventa inevitabilmente un commento all’immagine, una didascalia. Non credo che l’immagine aiuti a comprendere, che contestualizzi, che apra nuovi orizzonti o possibili interpretazioni alternative della poesia che affianca: semplicemente se la mangia. Come uno slogan su di un cartellone pubblicitario.
Un altro conto sarebbe concepire la poesia insieme all’immagine, essere anche gli autori dell’immagine. Resterebbe comunque qualcos’altro rispetto ad una poesia, un’altra forma d’arte. Sento la poesia, invece, molto vicina alla musica, per sua stessa natura. Perchè allora non un media player embeded sul quale cliccare per sentire i versi recitati dalla viva voce dell’autore? Azz… ma questo era un segreto! Ti ho svelato un anteprima per EXUVIAE!
Un grazie infinito per la tua visita.
Torna e trovarmi. Sei sempre il benvenuto.
fratturemultiple detto
probabilmente hai ragione. Io devo essere un’eccezione alla regola, o la mia gerarchia sensoriale è strutturata in modo anomalo: l’immagine resta un corredo, un esempio interpretativo che non valica il senso e non trasforma le parole in slogan. Naturalmente dipende dalle parole e dall’immagine. A me piace molto apprendere il significato riflesso che ne trae l’immagine, e mi capita raramente che succeda viceversa. Credo piuttosto che esista una gerarchia d’interpretazione. In un blog come il tuo, se ad esempio ci fossero delle immagini dopo i sonetti, i miei occhi si soffermerebbero sull’immagine avendo ancora il sapore delle tue parole. Credo che esista una sorta di categoria per cui in un sito di immagini la parole assumono tono di slogan, in un sito in cui la parola prevale, l’immagine resta un contorno. Effettivamente è la vista che comanda, ma le competenze attivate leggendo sono diverse da quelle che godono dell’immagine. Sono due tipi di funzioni diverse, per due “attivazioni” diverse. Mi ricordo che leggendo Dickens da piccolo odiavo l’immagine che sembrava spiegare quel che leggevo, togliendo fiato all’immaginazione. Eppure in questa tua poesia (molto bella, ribadisco) avrei visto bene un’immagine, mi piace la prospettiva che si apre a fuochi diversi, il divenire del significato. Molto barocco, probabilmente, troppo post-moderno (non è un complimento), ma ne sento l’assenza. Scusa se ho sforato, è il caldo.
Con immutata stima, direbbe la gente civile,
Mario
fratturemultiple detto
ps: interessante il progetto in viva voce. aspetto allora. grazie dell’ospitalità. scusa ancora per l’ingombro. ciao, mario.
Ueuè detto
Questi tuoi versi, ma sono versi?,contengono una forza che mi mette a disagio. E questo per me, come accade con certa musica e certi quadri è certamente un risultato, perchè si fissa nella memoria.
Stefano detto
@Ueuè
Beh… nelle intenzioni sono versi, si… Mi fa piacere che ti abbiano colpito, che abbiano mosso qualcosa…
Grazie della visita…
A presto